"Fiume o morte!" di Igor Bezinović
Non importa il lato dell’Adriatico da cui lo si guarda, “Fiume o morte!” il documentario di Igor Bezinović vincitore del premio come miglior documentario agli “European Film Awards”, ha numerose trovate geniali e uno sguardo che non può lasciare indifferenti.
Il film racconta con dovizia di dettagli e basandosi su una notevole quantità di materiale d’archivio, l’occupazione di Fiume da parte delle milizie di Gabriele d’Annunzio. Lo fa attraverso una serie di voci in dialetto fiumano che risultano “fuori campo” solo tecnicamente. Perché quelle voci, quegli accenti rimettono la retorica dannunziana e tutte le pestilenziali parole d’ordine nazionaliste nella loro giusta dimensione e prospettiva.
I primi minuti del documentario, quelli che mostrano il “casting” di Bezinović mentre “pesca” i protagonisti tra i passanti del centro di Fiume/Rijeka, sono probabilmente i più divertenti. Un tono leggero e brillante, al limite del sarcastico, accompagna tutto il film senza perdere di vista la precisione storica e la tragicità degli eventi.
La figura di D’Annunzio emerge e si delinea lentamente attraverso le immagini d’epoca, i suoi orrendi proclami, le sue pessime decisioni, riconsegnandoci una versione tragica del soldato Sc’vèik. Di qualcuno che gioca alla guerra con risultati che, se non si fossero rivelati drammatici, avrebbero galleggiato tra il patetico e il ridicolo.
Non casualmente, il tono di Bezinović si fa serio solo nella descrizione degli scontri del Natale del 1920, quelli tra l’esercito italiano e i legionari di D’Annunzio che insanguinarono Fiume con morti e feriti da entrambe le parti e tra la popolazione civile.
Il regista non dimentica che, a cent’anni di distanza, il Comune di Trieste ha pensato bene di celebrare quella tragica impresa dedicando un monumento al principale responsabile di quelle morti. I gabbiani ringraziano sentitamente l’Amministrazione, ma Bezinović si sofferma anche su altre “celebrazioni”, meno recenti. Per esempio, sulla lapide collocata sull’edificio di Portogruaro che ospitò il poeta mentre era in viaggio verso Fiume. “La notte sul XII settembre MCMXIX presente la grande ombra di Guglielmo Oberdan qui sostava arso di febbre e di volontà eroica Gabriele D’Annunzio in attesa de l’alba radiosa che vide la marcia dei legionari dietro l’ultimo volo della vittoria”.
Date queste premessa, il regista e autore di “Fiume o morte!” ha, ovviamente, gioco facile nello smontare il “mito” e la retorica del poeta glorificato dal regime fascista. Gli è sufficiente mostrarlo così come era, nella sua ridotta dimensione umana ed evidenziandone l’irrisoria e provinciale eredità, I giovani fiumani di oggi nemmeno sanno chi è, mentre per i più anziani era banalmente un “fascista”.
Detto tutto questo e ricollocato D’Annunzio nella sua giusta dimensione, il vero colpo di genio di Bezinović sta nell’aver scelto di utilizzare i cittadini di Fiume come protagonisti. Titubanze, imperfezioni e vanità comprese. Non è una pura scelta cinematografica, ma una rappresentazione del mondo che, nell’essere così poco costruita, risulta molto più reale e viva, in grado persino di accendere qualche speranza. Perché descrive un mondo, e soprattutto un’Europa ancora in grado di superare con leggerezza confini linguistici e geografici. Un continente ancora popolato da persone immuni ai ripetuti richiami identitari che imperversano sui media (e sui social) prima, molto prima, che nella realtà.