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Questo articolo inizia dalla fine, ma non da una qualunque, da quella di “Per un pugno di dollari” di Sergio Leone. Perché gli ultimi fotogrammi di uno dei film più amati della storia del cinema italiano hanno un protagonista assoluto che non è “l’uomo senza nome” interpretato da Clint Eastwood, ma Piripero, il becchino interpretato dall’attore austriaco Josef (all’anagrafe Joseph) Egger morto il 29 agosto di sessant’anni fa.
Le ultime immagini di “Per un pugno di dollari”, infatti, vedono Piripero muoversi da un cadavere all’altro intento a prendere le misure per le bare dei “cattivi”, mentre Clint Eastwood, sullo sfondo, si allontana dal luogo dell’ultimo duello.

L’anno seguente, nel 1965, Josef Egger tornerà a interpretare uno dei personaggi più divertenti del cinema di Sergio Leone: Profeta, il vecchietto rubicondo che compare in “Per qualche dollaro in più”, doppiato anche questa volta da uno straordinario Lauro Gazzolo.
All’inizio della carriera, quando non ancora ventenne calcava le assi del palcoscenico del teatro di Leoben, in Stiria, Egger non immaginava nemmeno lontanamente che sarebbe finito a interpretare uno dei ruoli più apprezzati nei “western all’italiana”, anche perchè gli inizi lo videro impegnato in ruoli molto lontani da quelli di Piripero e Profeta.
Classe 1889, dopo le prime esperienze in Stiria, nel 1915 si trasferì a Vienna dove prese il via la sua carriera da attore di operette, passò, però, oltre un decennio prima che i critici si accorgessero delle capacità comiche di Egger. Negli archivi abbiamo scovato un’emblematica recensione teatrale del “Journal de Haguenau” (Alsazia) pubblicata il 22 ottobre 1931: “Primavera nel bosco viennese, spettacolo della “Neue Wiener Operetten-Bühne” promette puro divertimento sotto ogni punto di vista. Il cast vanta una formazione stellare che ha riscosso grande successo ovunque grazie alle sue straordinarie interpretazioni. Ad arricchire l’evento, la partecipazione straordinaria di due dei migliori comici viennesi, Joseph Egger e Franz Schöber. Chi non ha mai visto questi due autentici e genuini comici viennesi non sa cosa significhi la vera risata. E quest’operetta offre risate dall’inizio alla fine”.

Purtroppo, negli anni successivi Egger finì per specializzarsi in ruoli da caratterista in particolare quelli con accento boemo, che limitarono alquanto le sue doti interpretative. Negli anni Quaranta cominciò la sua avventura cinematografica recitando in “Im weißen Rössl” (1935), “Mädchenpensionat” (1936), “Das jüngste Gericht” (1940), “Reisebekanntschaft” (1943) e “Schrammeln” (1944). Tutti film che, anche a causa degli anni in cui vennero girati, non sono passati alla storia del cinema.

Die Fledermaus” (Il pipistrello), uscito nel 1946, ma girato qualche anno prima, merita, invece, un discorso a parte. Il New York Times del 15 marzo 1948 dedicò, infatti, ampio spazio al film per motivi extra-set, prevalentemente politici: “Un’altra dimostrazione dell’opportunismo russo nel campo del cinema è attualmente osservabile al Fifty-fifth Street Playhouse, dove viene proiettato il film di produzione tedesca Die Fledermaus. La pellicola è lanciata dalla Artkino, distributrice di film russi negli Stati Uniti, come il primo film tedesco a colori del dopoguerra ad arrivare negli Stati Uniti. Un lancio che lascia supporre che Die Fledermaus sia stato girato in Germania – presumibilmente nella zona di occupazione russa – dopo la guerra. Ma è sufficiente una breve indagine presso le agenzie cinematografiche ufficiali per scoprire che il film è stato in realtà realizzato da una produzione tedesca a Vienna durante la guerra e che il materiale è stato successivamente sequestrato dai russi durante l’occupazione della Germania. I sovietici non si sono fatti problema a lanciare prodotti dell’ex nemico e hanno presentato questo film come una produzione berlinese del dopoguerra. D’altra parte, il film passerebbe quasi inosservato se non fosse girato con un processo di colorazione tedesco (Agfa) che risulta pallido e sgradevolmente acquoso rispetto ai film Technicolor”.
Nella sua pesante stroncatura, però, il critico del New York Times salva qualcosa, anzi qualcuno: “Nel raccontare la vecchia e nota storia di Die Fledermaus, opera di Johann Strauss del 1874, il film si perde in divagazioni, limitandosi a includere un paio di valzer e una o due canzoni. A parte la divertente interpretazione di Joseph Egger nel ruolo della guardia carceraria, il cast è piuttosto ingessato, timido e totalmente priva del fascino viennese”.
Un’interpretazione che non sfuggì nemmeno alla critica francese: “Il comico Joseph Egger si è rivelato uno dei più grandi dell’epoca nel film “Il pipistrello” (La cinématographie française” del 3 giugno 1950).

Al termine del secondo conflitto mondiale, Egger riprese con un certo successo la sua carriera cinematografica seppur rilegato nell’ ormai abituale ruolo di caratterista. Tra i numerosi film interpretati segnaliamo: “Der Herr Kanzleirat” (1948), “(1953), “Zwei Herzen und ein Thron” (1955), “Sissi – die junge Kaiserin”. (1956), “Weisser Holunder” (1957) e Liebesgrüße aus Tirol (1964) che potete trovare in versione completa qui .
Solo a metà degli Sessanta, poco prima della sua morte, Joseph Egger raggiunse la notorietà internazionale che meritava grazie ai già citati film di Sergio Leone: “Per un pugno di dollari” (1964) e “Per qualche dollaro in più” (1965). Inevitabilmente, soprattutto in Italia, l’immagine di Josef Egger da Donawitz (Stiria) è collegata a queste interpretazioni a fianco di Clint Eastwood. Ancora oggi, molti ricordano con grande simpatia il suo viso rubicondo incorniciato da un cappello stropicciato e da un’incolta barba bianca. Un viso molto, forse troppo, simile a quello ritratto in uno quadri che hanno fatto la storia della televisione italiana degli anni Ottanta: il “Teomondo Scrofalo”.

Il fantomatico ritrattista “Teomondo Scrofalo” venne reso celebre dalle “aste toste” di Ezio Greggio in “Drive in”, ma come molti sanno, non è mai esistito. Il quadro “Il bevitore”, però, godeva già di certa fama grazie alle riproduzioni appese ai muri di numerose trattorie e osterie nel secondo dopoguerra. Il quadro originale era stato dipinto molti anni prima, probabilmente a inizio Novecento, da Giuseppe de Curtis (Napoli 1840), omonimo del padre di Totò. Pittore autodidatta, decoratore di interni e professore onorario all’Accademia di Napoli è purtroppo deceduto rimanendo totalmente all’oscuro del lungo e popolarissimo successo del suo dipinto.

Tornando a Josef Egger, come accennato, non ebbe modo di godersi a lungo il successo ottenuto con i film di Sergio Leone. Morì il 29 agosto del 1966 lasciando due dei suoi tre figli, il primo morì in giovane età. Il secondo, Friedrich, divenne un rinomato pianista classico, mentre il più giovane, Josef Egger Jr, nato nel 1925, è morto nel 2022. Le spoglie di Josef Egger (senior) riposano nel cimitero di Gablitz, cittadina della Bassa Austria. Sulla lapide è stato scolpito un ritratto di Egger ovviamente molto diverso dall’immagine che ci ha lasciato negli spaghetti western. Nessuno, però, ci impedisce di immaginarci Clint Eastwood a cavallo mentre si allontana lentamente da quel piccolo cimitero austriaco.

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