bich

Sì, è vero, ci sarebbero anche gli accendini e i rasoi e persino la Coppa America, ma se si dice “Bic” si pensa soprattutto a una penna a sfera, o se preferite, alla “biro” creata da un’azienda che sta per compiere ottant’anni. Era, infatti, il dicembre del 1945, quando l’azienda “Bic” venne fondata in Francia da Marcel Bich ed Edouard Buffard.
Inizialmente produsse matite e penne stilografiche poi, sempre a dicembre, ma del 1950, venne prodotta la prima penna a sfera. La chiamò Bic, senza l”h” finale per evitare possibili assonanze con un noto insulto in lingua inglese. Quel che è poco noto, è che Marcel Bich era nato in Italia, per l’esattezza a Torino, il 29 luglio 1914. Figlio di Mario, un ingegnere minerario e di Marie Brigitte de Orly di nobili lignaggi, emigrò in Francia quando era ancora un bambino, negli anni venti del Novecento.
Stabilitosi a Parigi, iniziò a lavorare vendendo lampadine e flash per fotografie, porta a porta. Prima della seconda guerra mondiale, entrato in un’azienda che produceva penne stilografiche, ne divenne direttore generale.


Come già accennato, nel 1945, decise, insieme a Edouard Buffard, di aprire una fabbrica di strumenti per la scrittura e dopo cinque anni passati a studiare la penna a sfera inventata da Laszlo Biro, lanciò sul mercato la prima penna “Bic”. Fu un successo clamoroso, trecento milioni di penne vendute in un solo anno negli Stati Uniti.
Ma Bich fece anche la storia della Coppa America. Un amante delle sfide come lui non poteva restare indifferente di fronte alle regate dell’America’s cup. Alla fine degli anni sessanta acquistò il Sovereign, la barca inglese che era stata sconfitta da Constellation nella Coppa America del 1964, poi deciso a portare la propria sfida agli americani, comprò anche quest’ultima. Nel 1970 fu il primo sfidante non anglosassone a partecipare alla coppa. Organizzò la sua calata a Newport in ogni dettaglio. Investì tre milioni di dollari e lavorò 14 ore al giorno, ma i risultati furono disastrosi. La sua barca France I venne sconfitta quattro a zero dagli australiani di Gretel II. Prima sostituì il primo timoniere; Louis Noverraz, con il secondo, Poppie Delfour, poi fece marcia indietro, ma le vittorie non arrivarono. Così Bich decise di prendere il mano il timone … e si perse nelle nebbie al largo di Newport.
E dire che il barone aveva fatto di tutto per calarsi nel ruolo del Gentleman che esercita lo Yachting: giacca blu, berretto bianco con visiera, guanti e inchini alla giuria. Tutto inutile, il vecchio valdostano di montagna non riuscì a rendersi credibile. Ma, da tenace uomo dei monti, non si arrese. Partecipò ad altre tre America’s Cup, nel 1974, nel 1977 e, nel 1980. Investì 10 milioni di dollari, per comprare i dodici metri che l’avevano sconfitto per carpirne i segreti, mandando gli equipaggi ad allenarsi a Newport con anni di anticipo.
Dopo tutta questa fatica, arrivò, nel 1980 a sconfiggere gli inglesi nelle eliminatorie. Ma fu una soddisfazione di corta durata. La sua France III fu sconfitta da Australia II e così Bich non raggiunse le finali nemmeno in quell’edizione.
Questa passione per il mare non gli aveva fatto scordare il vecchio amore per le montagne. Bich, infatti, non si era dimenticato delle proprie origini valdostane. Nel 1985 regalò alla regione Valle d’Aosta il castello d’Ussel, di sua proprietà. Un maniero del 1350 che si innalza a strapiombo sulla Dora Baltea. Insieme al castello versò un assegno da 500 milioni di lire per i restauri. Questi furono completati nel 1998, e il 27 giugno la conclusione del restauro venne celebrata proprio con una mostra dedicata a Bich. Il Barone se ne era andato quattro anni prima, il 30 maggio 1994.

Ma.Bo.