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Sono passati oltre sessant’anni dall’omicidio di John Fitzgerald Kennedy ucciso a Dallas, il 22 novembre 1963. Attorno alla sua morte e al suo (presunto?) assassino continuano a susseguirsi voci, dubbi e ipotesi più o meno realistiche. Negli atti della Commissione Warren, la commissione parlamentare statunitense creata per indagare sull’omicidio, rimane indelebile, nero su bianco, la responsabilità di un italiano: il suo nome in codice era “Mannlicher Carcano C2766”, il fucile utilizzato da Lee Harvey Oswald per sparare al presidente degli Stati Uniti.

L'”italiano”

Mannlicher Carcano è la denominazione tecnica del fucile a ripetizione modello 91 ideato agli inizi del secolo scorso, dal varesino Salvatore Carcano, capotecnico alla Fabbrica d’Armi di Torino. Questi applicò al fucile Mannlicher l’otturatore modificato, creando un’arma che può essere considerata la progenitrice dei moderni fucili semiautomatici. Quest’arma, derivata dall’invenzione del capotecnico di Varese, deve però la sua fama proprio all’omicidio politico più famoso dell’era moderna.
Il Mannlicher Carcano C2766, calibro 6,5, era infatti una delle 570.545 armi portatili in eccedenza che il Ministero della difesa italiano aveva deciso di mettere in vendita nel 1960. Se le aggiudicò la statunitense Adam Consolidated ad un prezzo variante tra i tre dollari e sessanta centesimi, per le più moderne, a un dollaro e dodici centesimi, per i modelli più datati. A
A ottobre del 1963 la Adam ne aveva già importate 125.000 tra cui, naturalmente l’arma che uccise JFK. La Commissione Warren precisa che il C2766 lasciò l’Italia il 30 settembre 1960 e raggiunse Jersey City, dopo 17 lunghi giorni di viaggio via mare. Giunto in porto, il fucile fu collocato in un deposito merci all’Harborside Terminal e lì rimase per circa due anni, fino a quando la Crescent Fire Arms, incaricata di distribuire le armi per la Adam, non la inviò alla Klein’s Sporting Goods di Chicago, azienda di vendita al minuto e per corrispondenza, abituale inserzionista dell’”American Rifleman”, organo della National Rifle Association.
La Klein si mise subito all’opera e, nel febbraio del 1963, fece pubblicare un’ inserzione illustrata a tutta pagina che offriva: ”una carabina italiana 6,5. Lunghezza totale 36 pollici (90 cm) peso 5 libbre e mezzo (2,475 kg) quasi nuova, prezzo d’occasione” ed una “carabina con nuovissimo congegno di puntamento a cannocchiale a 4 ingrandimenti, diametro 1,90 come da illustrazione $ 19.95”. Il 13 marzo 1963 la Klein ricevette un vaglia di 21,45 dollari, spese postali incluse e un ordinativo ritagliato della inserzione per l’arma con cannocchiale.
A ordinarla mister Alex Hidell p.o Box 2915, Dallas, Texas. Una settimana dopo il fucile percorse gli ultimi chilometri che lo separavano dal luogo del delitto e giunse nelle mani di Alex Hiddel pseudonimo dell’allora ventitreenne Lee Harvey Oswald. La C2766 fu acquistata da Oswald per un semplice motivo: era la carabina più economica offerta quel mese dalla Klein. L’assassino di Kennedy si procurò quindi l’arma necessaria per uccidere il presidente degli Stati Uniti, attraverso un’offerta speciale, pubblicizzata su una sorta di Postal Market delle armi. Ovviamente, dopo il delitto, la Klein non ha più incluso i Carcano nelle proprie inserzioni, (nemmeno fosse stata l’unica arma in grado di commettere quel tipo di omicidio) e la stessa Consolidated dovette rinunciare ai profitti immaginati al momento dell’acquisto dall’Italia.
Fu così che, a marzo del 1963, Oswald si trovò tra le mani la carabina necessaria ai suoi scopi e si presume che si esercitò con essa per gli otto mesi che lo separarono dalla parata presidenziale di Dallas.
La sera del 21 novembre 1963 Oswald passò a prelevare il Carcano che teneva nascosto in un garage di un’amica di famiglia. La mattina seguente lo collocò, smontato, in un sacco di carta e lo portò con se al lavoro al deposito libri della Texas School. Attorno a mezzogiorno, mentre i suoi colleghi scendevano in mensa o approfittavano della pausa per recarsi in strada per assistere corteo presidenziale, salì al sesto piano dell’edificio, si nascose dietro numerose scatole di libri, rimontò il fucile e si mise in attesa dalla finestra che dava su Elm Street. A mezzogiorno e trenta, quando l’auto presidenziale con a bordo i coniugi Kennedy rallentò per svoltare da Houston Street in Elm Street, dal Carcano di Oswald uscirono tre colpi in rapida successione. Due centrarono il presidente Kennedy ed uno ferì gravemente il governatore del Texas John Connaly.

“Enhanced photo of Mannlicher-Carcano Rifle, serial No. C2766” CE 139-S01 Record Group 272 Warren Commission

Il resto è storia notissima, il Presidente John Fitzgerald Kennedy morì a “causa di una estesa ferita al capo e al cervello derivante da colpo d’arma da fuoco alla tempia sinistra” mentre Oswald venne arrestato a poche ore dall’omicidio all’interno di un cinema e il 24 novembre 1963 alle ore 11,21 venne ucciso da Jack Ruby mentre camminava ammanettato, tra due poliziotti, nel sottosuolo del quartier generale della Polizia di Dallas.
Tutto questo secondo la versione ufficiale contenuta nei ventisette volumi del rapporto redatto dalla commissione presieduta dal giudice Earl Warren. Una versione dei fatti che ha lasciato tali e tanti dubbi da sembrare volutamente lacunosa. In fondo era stato individuato un colpevole ma non era poi così male che la gente sospettasse dell’omicidio la mafia, la Cia o il Kgb. Che il presidente degli Stati Uniti fosse stato ucciso da un semplice cittadino, armato di un residuato bellico acquistato per posta minava pericolosamente
la credibilità dei servizi di sicurezza statunitensi

Massimiliano Boschi