Bologna_-_Genoa_2-2,_terza_finale_1925_-_Entrata_in_campo_a_Milano_del_Genoa_-_3^.

“Esaminata la speciale situazione di fatto creatasi dopo i deprecati e gravissimi incidenti di domenica scorsa, la Federazione Italiana Giuoco Calcio, allo scopo di porre rimedio e far argine a questo deplorevole andazzo che minaccia di sconvolgere irrimediabilmente la vita stessa dello sport calcistico, stabilisce che la partita di domenica prossima a Torino sia giocata a porte chiuse, dichiarando fin da ora che adotterà con la massima energia tutte le manovre necessarie perché nulla venga a turbare il regolare andamento della gara stessa”.
Questa la reazione di Luigi Bozino, che un secolo fa sedeva sulle poltrona che oggi è di Gravina, non all’esplosione di fuochi d’artificio “non autorizzati” in curva, ma a qualcosa di decisamente più grave.

Il comunicato dell’allora presidente della Figc risale al 13 luglio 1925. Si era appena giocata la quarta finale della lega nord del campionato di calcio tra Bologna e Genoa e, in quella occasione, i tifosi si erano scambiati invettive, insulti e, soprattutto, erano state sparate “revolverate parecchie” come scriveva il “Popolo d’Italia”, giornale fondato nientepopodimenoche da Benito Mussolini.
La partita era finita in parità per cui si sarebbe dovuto giocare una quarta finale che oggi definiremmo “ad alto rischio”. Come precisato da il “Popolo” “alla stazione di Porta nuova, alla partenza del treno speciale 9 bis che portava a Bologna i supporters (Sic!), sono avvenuti incidenti di una certa gravità. Al momento della partenza per Bologna avvennero scambi di invettive e di insulti tra i viaggiatori dei due treni vicini poi volarono le pietre. Poi quando il treno si mosse, dalle ultime vetture partirono una ventina di colpi di rivoltella contro il treno del Genova. I genovesi avrebbero preteso che il treno di Bologna fosse fatto fermare ma il convoglio, per fortuna, era già uscito di stazione”.
La partita, come riportano le cronache dell’epoca fu “arbitrata da Achille Gama con la consueta perizia”, anche e finì “un punto a uno, dinanzi a un pubblico enorme che ha fatto realizzare alla Figc un incasso favoloso”.
Poi avvenne il patatrac alla stazione di Torino con la sparatoria contro i tifosi del Genoa e i proiettili che avevano colpito Tensario Francesco, “rimasto ferito al costato e trasportato all’ospedale”.
Nei giorni successivi sempre sul “Popolo” comparve un editoriale intitolato ”adesso si esagera” che, stile a parte, dimostra come anche i commenti non siano cambiati così tanto: “Fare dello sport non vuol dire ammazzare. Ora quei calciomani (se è lecito definirli così) che si scambiano rivoltellate in gran numero mostrano di non aver compreso , o di aver smarrito per un attimo le ragioni sostanziali che danno vita agli sports”. Un classico!
Anche nel 1925, le violenze non erano una novità. Tredici anni prima, nel 1912, a Genova, in occasione dell’incontro tra Andrea Doria e Internazionale una sassaiola contro l’arbitro rese necessario l’intervento delle forze dell’ordine. L’anno seguente l’arbitro della partita Novara Us Milanese dovette darsi alla fuga e il 21 giugno 1914 durante il derby Lazio-Juventus (non è la “Signora” si chiamava così anche una squadra di Roma) “il pubblico ad un tratto invase il campo iniziando tra i partigiani delle due squadre una vera battaglia”.
L’episodio più grave fu però registrato il 18 gennaio 1914. Al termine dell’incontro tra Spes Livorno e Pisa Sporting Club i supporters delle due squadre si scambiarono lanci di sassi e colpi di rivoltella. A cui naturalmente seguirono indignati commenti.
Fu solo un assaggio di quello che successe nel già citato episodio del luglio del 1925. A proposito, la quinta partita tra Bologna e Genoa, la vinsero gli emiliani allenati dall’austriaco Hermann Felsner giocando, a porte chiuse, alle sette e un quarto di mattino. Si giocò non a Torino, come previsto, ma a Milano, a porte chiuse. Due a zero, con gol di Pozzi e Perin. La finale di campionato con l’Alba Roma, vincitrice del campionato della Lega Sud, fu poco più che una formalità ed il Bologna dominò entrambe le partite (2-0 e 4-0) conquistando così il suo primo scudetto.

Massimiliano Boschi