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Un viaggio lungo il fiume da San Candido a Ptuj, in Slovenia 

La Drava, Drau in tedesco, è il fiume più lungo che nasce in Italia. Settecentocinquanta km, un centinaio in più del Po, per attraversare Austria e Slovenia, Croazia e costeggiare l’Ungheria prima di sfociare nel Danubio. Un fiume che attraversa territori ricchi di fascino storico, culturale e naturalistico, ma che per molti è poco più di una pista ciclabile, quella che da San Candido porta a Maribor, in Slovenia. Una delle più note e frequentate dai cicloturisti europei, la stessa che migliaia di turisti italiani percorrono ogni estate solo nel tratto tra Innichen e Lienz per poi rientrare in Val Pusteria. Un peccato, perché percorrere la Drava fino al confine ungherese permette di scoprire un’Europa “minore”  infilando una serie di perle in una collana elegante e mai “vistosa”.   

Le sorgenti della Drava nei pressi di San Candido

Da Innichen a Lienz 

La sorgenti della Drava si trovano poco lontano dalla ciclabile e dalla linea ferroviaria della Val Pusteria, nel tratto tra Dobbiaco e San Candido. Lungo il sentiero che permette di raggiungerle, alcuni scoloriti cartelli descrivono il percorso del fiume da lì fino alla confluenza con il Danubio ed è suggestivo pensare che, almeno teoricamente, un bastone gettato in un torrente a San Candido possa arrivare nel Mar Nero. Ma, probabilmente, è proprio il paragone con il Danubio a penalizzare la Drava, se il primo attraversa quattro capitali: Vienna, Budapest, Bratislava e Belgrado, sulle rive della Drava sorgono solo città “minori”, la più grande è la croata Osjek, 128.000 abitanti. All’ingresso di San Candido, la Drava è poco più di un rigagnolo, lì riceve le acque del Rio di Sesto prima di attraversare il confine austriaco a una decina di chilometri dalle sorgenti. Un confine anch’esso “minore”. Poco presidiato e controllato, ogni estate viene attraversato da migliaia di ciclisti che raramente si accorgono dei segni lasciati dal Novecento: il fossato anticarro voluto dal Duce a Prato alla Drava o il cimitero dei cosacchi che sorge a pochi passi dalla Drava a Lienz.
Il piccolo sacrario sorge un paio di chilometri a est della stazione ferroviaria e ospita ventotto croci di cosacchi deceduti il primo giugno 1945. Croci che raccontano una storia nota, ma non notissima, che merita qualche riga in più. Durante la seconda guerra mondiale, i cosacchi combatterono con le truppe tedesche, inquadrati nella Wehrmacht e nelle Waffen-SS. Erano russi alleati dei nazisti e l’armata cosacca agli ordini del generale tedesco Helmut von Pannwitz si distinse per l’efferatezza, nelle operazioni contro i partigiani in Italia e nei Balcani. Al termine del conflitto, per evitare di finire in mano ai russi, decisero di arrendersi alle truppe inglesi presenti a Lienz e dintorni. Purtroppo per loro, però, qualche mese prima, a Yalta, era stato stabilito che tutti i cittadini sovietici presenti in Europa dovessero fare ritorno in Urss. Così, il 14 maggio 1945, giunse alle truppe britanniche l’ordine di consegnare  ai sovietici tutti i cosacchi, famiglie comprese. Alcuni ufficiali cosacchi si tolsero la vita non appena ricevuta la notizia, altri scelsero lo sciopero della fame per protestare contro la decisione britannica mentre un inequivocabile striscione venne esposto nell’accampamento cosacco: “Meglio morti che in mano ai sovietici”. Non servi a nulla, le truppe britanniche incominciarono il trasferimento non disdegnando l’uso della forza. Alcune famiglie cosacche tentarono la fuga e,  giunti nei pressi del ponte sulla Drava, si gettarono nel fiume in piena piuttosto che arrendersi. Il numero di morti dell’intera operazione di “riconsegna” organizzata per quel primo giugno 1945 non è certo. Le cifre variano in maniera significativa da poche decine ad alcune centinaia. Quel che è certo, è che nel piccolo cimitero lungo di Lienz, le croci sono ventotto, solo quattro sono nominative, tutte le altre sono anonime.

Da Lienz a Ptuj

Lasciata Lienz, la Drava prosegue il suo corso raggiungendo Villach dopo un centinaio di chilometri. Il fiume appare oggi placido e tranquillo, ma basta fare due passi nella centralissima Lederergasse, per comprendere che non sempre è stato così. Alcune targhe indicano i livelli raggiunti dal fiume in occasione delle disastrose alluvioni del 1882, 1965 e 1966. Solo i lavori compiuti nel 1981 hanno permesso di evitare nuove tragedie e di far sorgere una frequentatissima area per il tempo libero. Lasciata Villach, dopo un’altra cinquantina di chilometri, la Drava raggiunge Klagenfurt, capoluogo della Carinzia. Lì, nella città di Musil, al numero 5 di Gabelsbergerstraße sorge la casa editrice Drava Verlag che si presenta così: “Un fiume dalle Alpi Orientali ai Balcani. Una casa editrice alla confluenza di lingue e culture”.
Drava Verlag, si propone, infatti, come un ponte tra le culture, non solo tra quella tedesca e quella slava: “Di qua e di là. Noi e loro. Quanto più eterogenee diventano le società attraverso immigrazioni e confluenza reciproca, tanto più inadatti si dimostrano i concetti di delimitazione e circoscrizione. Differenze culturali che non si lasciano spianare con la forza, che necessitano di un qualcosa che le porti continuamente sull’altra sponda. Ecco, Drava porta sull’altra sponda”. 

Di sponda in sponda, superato il confine sloveno, il fiume prosegue il suo viaggio verso Maribor, seconda città della Slovenia, meta di arrivo del tratto più noto della ciclabile partita da San Candido. Nella capitale della Stiria Slovena, la Drava si permette il lusso di ospitare un’isola, la Mariborski Otok, dotata di spiaggia e di un’apprezzatissima oasi naturale. Ci si potrebbe fermare qui, non fosse che a pochi chilometri da Maribor, sulla riva sinistra della Drava sorge Ptuj, luogo ideale per chi vuole rilassarsi in occasione di un lungo viaggio. Una tranquilla cittadina dall’ottima offerta eno-gastronomica e culturale. I vini delle sue colline, i piatti di “njoki”, il castello, le viste panoramiche, le mostre d’arte e la splendida biblioteca pubblica, la rendono un luogo ideale in cui fermarsi. Probabilmente, anche la Drava preferirebbe fermarsi a Ptuj. Dopo essere entrata in Croazia, infatti, la Drava costeggia l’Ungheria e si trasforma in un confine. E a un fiume non può capitare nulla di peggio.

Da “FF 32 – 10. August 2023”